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La Commissione Europea ha recentemente pubblicato i risultati 2016 dell'Indice di Digitalizzazione dell'Economia e della Società (DESI) che aggrega i risultati della ricerca nelle 5 macro-aree principali del mondo digitale:

  • connettività: quanto è diffusa, veloce e conveniente la banda larga;
  • capitale umano e competenze digitali;
  • uso di internet: dalle operazioni bancarie, allo shopping, alla lettura di siti web di informazione;
  • integrazione della tecnologia digitale da parte delle aziende: ecommerce, fatture elettroniche, servizi cloud;
  • servizi pubblici digitali, ovvero, l'eGovernment.
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Il rapporto tra il mondo immateriale del Web e quello della giurisprudenza e del diritto si pone, sempre più, come tema centrale del dibattito politico-amministrativo di tutti i Paesi avanzati, dal momento che il progresso tecnologico (es. pervasività del mondo mobile, introduzione di applicazioni e dispositivi di realtà aumentata, esplosione delle attività di social networking, ecc.) rende sempre più complessa la definizione del confine tra spazio pubblico e spazio privato, nonchè, i diritti ed i doveri collegati all'utilizzo della Rete e delle tecnologie ad essa connesse.

Si avverte, pertanto, la forte esigenza di fare il punto della situazione in un momento storico in cui la Rete è diventata, per usare le stesse parole del presidente della Camera Laura Boldrini, “essenziale nella vita di ognuno di noi e nelle possibilità di sviluppo dei singoli cittadini e delle aziende”.

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Dopo il recente fallimento certificato dal Centro Studi della Camera, le problematiche burocratiche legate alla nomina del commissario Francesco Caio, le nomine per assegnazione diretta eseguite dal direttore generale Agostino Ragosa (la cui carriera in Poste Italiane annovera dal 2004 al 2012 una serie di fallimenti tecnici degni di nota) e le "spesa pazze" contestate dalla stessa Corte dei Conti, Renzi sembra che voglia cambiare marcia in tema di Agenda Digitale, almeno sulla carta.

Caio, dopo aver dichiarato al termine del suo mandato che l'AGID è materia per politici e non per tecnici, lascia la sua poltrona (trasferendosi su quella di Poste Italiane, ndr)

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Come oramai tutti sanno perché diffuso dallo stesso Centro Studi della Camera, l’Agenda Digitale è stata sinora un vero e proprio fallimento operativo: su 55 adempimenti previsti dai decreti emanati nei due anni passati, solo 17 sono stati adottati e addirittura 21 risultano già scaduti e necessiteranno, quindi, di nuovi decreti.

La buona notizia di questi giorni è che un gruppo di personalità di rilievo con notevole esperienza nel mondo Digitale, guidato dal parlamentare Stefano Quintarelli, ha costituito una task force allo scopo di rivitalizzare e riavviare il percorso dell’Agenda Digitale.

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Quando scrivevamo, esattamente nel marzo dello scorso anno, della nascita dell’Agenzia per l’attuazione dell’Agenda Digitale, ci chiedevamo, augurandoci ovviamente di sbagliare, se non si fosse trattato del “solito calderone tirato su in fretta e furia per spendere oltre un miliardo di euro senza alcuna ricaduta reale sul nostro Paese”.

Purtroppo, a distanza di un anno, dobbiamo riconoscere che l’Agenda digitale si è rivelata un vero e proprio fallimento e l’ennesimo esempio di gestione "all’italiana" della cosa pubblica (che tanto fa bene alla nostra economia e al prestigio internazionale del nostro Paese) dal momento che, come risulta ufficialmente dall’ultimo monitoraggio pubblicato dalla Camera dei Deputati, questa non ha completato nemmeno un terzo degli obbiettivi istituzionali preposti.

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 Sarà di reale utilità operativa la neonata Agenzia per l'attuazione dell'Agenda Digitale o, in questo quadro di disfacimento istituzionale, il solito calderone tirato su in fretta e furia per spendere oltre un miliardo di euro senza alcuna ricaduta reale sul nostro Paese?

Speriamo davvero di no anche se qualche sospetto sorge: 150 dipendenti, 16 figure dirigenziali le cui nomine spetteranno ai quattro dicasteri Pubblica Amministrazione, Sviluppo Economico, Istruzione ed Economia e una struttura decisamente troppo pesante per i davvero numerosi obbiettivi che, attraverso di essa, si dovrebbero raggiungere.

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