Google Discover: l’impatto strategico su SEO, traffico mobile e intenti di ricerca

Si chiama Google Discover il nuovo servizio della casa di Mountain View integrato nell’app Google e, ormai da anni, implementato di default nella home page delle versioni mobile del motore di ricerca.
La funzione rappresenta l’evoluzione dello storico Google Feed ed è in grado di generare notizie personalizzate in linea con i reali interessi di chi naviga sullo smartphone. Una mossa, quella del colosso americano, che sfrutta appieno le potenzialità dell’intelligenza artificiale e dei modelli predittivi, e che ha l’obiettivo di espandere il proprio ventaglio di strumenti digitali customizzando al massimo l’esperienza sul browser di miliardi di utenti.

Per usufrire della nuova funzionalità l’utente, una volta aperta l’app Google, potrà accedere ad una serie di informazioni – immagini, foto, testi – generate automaticamente sulla base dei propri interessi, effettivi e potenziali.

Cos’è Google Discover?

Nella pratica il sistema memorizza le ricerche Google dell’utente, gli spostamenti geolocalizzati, i comandi vocali e quelli impartiti all’Assistente Vocale per poi generare – attraverso un processo algoritmico – un elenco di notizie a cui l’utente risulta potenzialmente interessato.

Ma l’algoritmo non è il solo a stabilire quali contenuti mostrare sulla schermata di Google Discover: l’utente può infatti interagire con la piattaforma e personalizzare la propria ricerca. Tutto ciò che deve fare è:

  • aprire l’app di Google o effettuare uno swipe verso destra dalla home del proprio smartphone;
  • fare un click sui i tre pallini posizionati in alto, a destra della barra di ricerca, e aprire il menu a tendina;
  • selezionare “Personalizza Discover” dove è possibile aggiungere i vari argomenti su cui si intende essere aggiornati.

Per essere inclusi nella home di Discover non sono necessari tag particolari o dati strutturati specifici. Google stabilirà il ranking dei contenuti indicizzando tutte le pagine web che rispettano le norme relative ai contenuti di Discover e valutando – grazie ai suoi algoritmi avanzati – la loro qualità, l’autorevolezza del sito (secondo i criteri E-E-A-T) e l’affinità tra le tematiche trattate e gli interessi dell’utente. Non è più necessario che un sito sia inserito in Google News per apparire in Discover: qualsiasi pagina web standard, se ritenuta utile e pertinente dall’algoritmo, può essere mostrata nel feed.

Per ottimizzare le performance dei propri contenuti sarà necessario che questi siano interessanti ed è assolutamente importante (come indicato direttamente da Google) utilizzare immagini di alta qualità (di dimensioni pari ad almeno 1.200px di larghezza).

Il feed firmato Google si evolve e si aggiorna costantemente sia nella forma che nel contenuto, mantenendo immutata la volontà di fornire una serie di informazioni il più possibile aggiornate e vicine all’utente, con l’obiettivo di confermarsi uno strumento imprescindibile e d’uso quotidiano per miliardi di persone.

Google Discover e l’impatto sulla SEO

Per i siti web che registrino un numero di impression elevato, sarà possibile visionare, direttamente dal pannello “Performance” di Google Search Console, i dati segmentati provenienti dalla fonte di traffico “Discover” che, quindi, viene trattata da Google in modo distinto dalle fonti di ricerca assimilandola ad un nuovo referral.

Quello che è stato notato è che, soprattutto per i grandi siti dal taglio editoriale che pubblicano periodicamente e frequentemente notizie e nuovi contenuti, i volumi di traffico provenienti da Discover si avvicinano, a volte, a quasi un quarto delle visite totali ed i tassi di CTR (click-through rate: rapporto fa clic e visualizzazioni) sono davvero elevatissimi e, mediante, superiori alle due cifre.

Considerando che si tratta di traffico proveniente per la maggior parte da dispositivi mobili (smartphone, in particolare), non possiamo evitare che riconoscere che Discover ha effettivamente aperto una nuova via per le attività di ottimizzazione SEO onsite permettendo di rintracciare contenuti di interesse per visitatori altamente profilati ancor prima che questi eseguano una ricerca attiva.

Precisiamo che, alla base dell’apparentemente semplice funzionamento di Discover, ci sono tutti i raffinati meccanismi di Google legati ai suoi sempre più performanti algoritmi di intelligenza artificiale e di deep learning che raccolgono ed elaborano numerosi segnali ed imput forniti dall’utente al fine di costruire, in tempo reale, un feed personalizzato cucito sugli interessi e le propensioni manifestate dal singolo navigatore nel corso delle sue interazioni con i contenuti della Rete.

Google, inoltre, continua ad imparare e a raffinare le sue risposte ai potenziali interessi degli utenti elaborando anche le interazioni di questi ultimi con i contenuti proposti da Discover, dal momento che il navigatore può segnalare le proprie preferenze e gli argomenti che non rientrano, al contrario, trai suoi interessi.

Chiunque operi nell’ambito dell’ottimizzazione per motori di ricerca ha capito, sin da subito, che si tratta di qualcosa di estremanente più impattante rispetto ad un semplice aggiornamento di un algoritmo di ricerca.
La diffusione massiva di questo nuovo stile di interazione con gli utenti potrebbe, addirittura, nel medio periodo, a ridimensionare drasticamente la “search” come oggi la intendiamo. Potremmo, infatti, passare da attività di ottimizzazione di testi e keyword, ad attività di ottimizzazione per gli intenti di ricerca dell’utente tramite l’elaborazione di contenuti arricchiti da immagini e/o contenuti multimediali di elevata qualità, che partano dall’individuazione degli interessi dei navigatori e lavorino su risposte che possano soddisfare appieno coloro che rientrino nella nostra target audience.

Aggiornamento: negli anni successivi Google ha ulteriormente ampliato questo processo di trasformazione. Con AI Overview, AI Mode e le nuove esperienze conversazionali, la distinzione tra ricerca, scoperta e risposta è diventata ancora meno netta. Per comprendere l’evoluzione più recente abbiamo pubblicato un approfondimento su come sta cambiando Google e come funziona oggi la ricerca online.

Precisiamo che non ci sono attività standard garantite affinché le nostre notizie possano comparire matematicamente su Google Discover. Evidenziamo, tuttavia, alcuni fattori tecnici e strategici che non vanno assolutamente trascurati:

  • produrre, con una certa frequenza e periodicità, materiale di forte interesse per i nostri lettori corredato da contenuti visivi di alta qualità (video, audio, contenuti multimediali e immagini grandi di larghezza almeno pari a 1200px);
  • impostare il tag robot corretto per consentire a Google di mostrare le immagini in anteprima. È fondamentale che nel codice della pagina sia presente la direttiva max-image-preview:large (o che il sito utilizzi il formato standard open graph), che concede l’autorizzazione automatica a mostrare l’immagine principale in formato grande, essenziale per catturare i clic degli utenti;
  • curare l’affidabilità e la trasparenza offrendo informazioni chiare sull’autore dell’articolo, la data di pubblicazione e l’autorevolezza della fonte;
  • assicurasi di non avere problemi o limitazioni di indicizzazione da parte del crawler Googlebot, mantenendo il sito veloce, sicuro (HTTPS) e perfettamente ottimizzato per i dispositivi mobili.
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